domenica, novembre 30, 2003

Sabato sera.
Giungla di merletti, bambole di latex e luci fluorescenti.
Quest'ultime meno di quanto mi aspettavo.
Una delle poche certezze della inerzia temporale.
Stessa gente. Stessa musica. Stesse pose.
Per certi versi può essere consolante se la prendi nel modo giusto.
Magari aiutato con un drink più del solito
Era più di un anno che non ci mettevo piede.
...
Insieme ad amici assortiti ho appena finito di vedere l'ultimo capodanno.
Non male per essere un film italiano.
Una sorta di pulp-trash nostrano.
Ma tarantino è lontano.
Ora ciabatto e mi godo la serata calcistica.

Sto diventando essenziale in questi miei post.















sabato, novembre 29, 2003

Mi dimentico di spegnere il cellulare.
Alle nove squilla. - si va a fare colazione? -
Ciancico qualche frase sconnessa.
Mi ritrovo fuori.
La quiete dopo la tempesta.
Roma vestita d'autunno è splendida stamattina.
La piena del tevere che bagna l'isola tiberina, il mercato di campo dei fiori.
Anche l'aria ha un buon sapore dopo la pioggia caduta in questi giorni.
Colazione in un baretto nei pressi del chiostro del bramante che fa molto radical chic.
Ritorno a casa per colpa di una chiave.
A consegna avvenuta, di nuovo fuori. Questa volta accompagno l'autoboccia alla casa del fumetto.
Lui e l'autovettura sono due cose indiscindibili. Traffico. traffico. traffico -> parcheggio.
Quando entro mi prende la nostalgia.
Sono i ricordi di tutti quegli albi che mi portavo via e di quella semi piotta delle vecchie lire che ogni settimana finivano nelle tasche del proprietario.
Al tempo, quando mi vedeva scodinzolava. Oggi non mi rivolge lo sguardo, e la cosa non mi turba minimamente.
Mi perdo tra gli scaffali
Tutti i volumi che solleticano la mia brama non costano meno di venti euri.
Mi limito ad osservare per poi tornare a casa con un certo appetito.
Tra un pò mi vado a scotennare.

Invece di alzarmi alle undici e mezza dovrei vivere la mattinata del sabato più spesso.




















mercoledì, novembre 26, 2003

Trasgredire le regole.
Quanto più è stretta la catena tanto più ci si riempie di compiacenza.
Apparente consolazione.




lunedì, novembre 24, 2003

0.31
nota personale:
quando ero piccolo mia madre mi disse che non bisogna mai guardare fisso il sole
ma una volta a sei anni l'ho fatto.

Ebbene si.
In compagnia della nona madre e del fanciullo camiciato, per l'ennesima volta mi sono rivisto il Pigreco di Aronofsky.
Sto iniziando a recitarlo a memoria, ma i sopracitati, nonostante da tempo gli avessi fatto una testa tanta, fino a questa sera non l'avevano mai visto.
Un occasione per stare insieme e rivedere questo personale film culto.
Una mia recensione del film si trova su
Dstanze [quarta stanza a destra lungo il corridoio buio, sezione movies]
Quindi, evito di ripetermi.










domenica, novembre 23, 2003

Finito di leggere Alta Fedeltà di Nick Hornby.
Lettura piacevole e scorrevole.
Il libro racconta le amaro/comiche vicende di un trentenne appassionato di musica.
Una sorta di adolescente troppo cresciuto che rifiuta di vivere rapporti adulti con l'altro sesso e con la vita in generale.
E' inutile dire che è facile identificarsi con il protagonista [sopratutto per un un trentenne appassionato di musica che si comporta da giovinetto - e questo blog è un esempio-]
E' un caso che mi sia stato regalato? ^_^
Alcune situazioni e ragionamenti fanno sorridere per la loro spiazzante verità.
Il tutto scritto in un agrodolce ironia e con un autocritica esilerante.
Divertente e riflessivo.










sabato, novembre 22, 2003

Vengo rimproverato che dovrei scrivere più spesso.
Magari qualcosa del genere.. caro blog, sai, stamattina mi sono svegliato alle undici dopo aver trascorso la serata in compagnia di una presunta doda e...
Ok, mi sta bene l'egocentrismo r[d]epresso,
il bisogno di far parte di una comunità virtuale,
o forse più semplicemente seguire la moda del momento,
ma il personale diario adolescenziale su internet me lo lascio per quando sarò ridotto al digestivo.
Tanto ci sarà il domani per evidenziare l'incoerenza di questa mia esternazione.







martedì, novembre 18, 2003

Finalmente.
Rassegnato ad assistere a eletti di saghe esasperate, leggende di uomini mediocri, sessantottini adolescenti, ninja vendicativi.
Pensavo di non riuscire a vedere un solo film valido in tutta la stagione (anche se kill bill non è poi così male se lo prendi nel modo giusto).
Finalmente l'altra sera mi sono dovuto ricredere.
Dogville, ultimo film di Lars Von Trier. Preceduto da numerose polemiche, snobbato al festival di Cannes, tagliato di quaranta minuti nell'edizione italiana.
Inutile dire che la mia curiosità era stata sollecitata.
Felice di essere stato ampiamente ripagato.
Siamo negli anni 30. Grace (interpetrata da una Nicole Kidman la cui bravura è ormai pari solo alla sua bellezza) inseguita da dei pericolosi gangster, trova rifugio in un piccolo paese della provincia americana chiamato Dogville. La comunità, guidata da un giovane filosofo, dopo qualche reticenza. decide di accettarla. Grace con entusiasmo si presta a compiere dei servizi per ricambiare dell'ospitalità e in breve tempo riesce a conquistare la fiuducia degli abitanti. Tutto è sereno finquando durante la celebrazione del quattro luglio, lo sceriffo, venuto nel paese, affigge una taglia sulla donna. Lentamente il clima si guasta e gli abitanti da benefattori si tramutano in carnefici, costringendo Grace a subire violenze psicologiche e umiliazioni fisico-sessuali di ogni genere.
Fin qui la storia. Raccontatata in parte da una voce narrante e divisa in atti come una piece teatrale.
Il film stesso è in realtà un palcoscenico. Il regista muove gli attori come pedine di un monopoli. Tutto si svolge in qualche centinaia di metri quadri. La scenografia è inesistente. Le case, le strade, i giardini sono letteralmente tracciati da delle linee di gesso sul pavimento. La notte è solo un telone nero che lascia il posto a uno bianco quando è giorno. Dietro questi muri inesistenti gli abitanti vivono, si perdono, tradiscono. E' un film pesante, laido, dove la misericordia e l'accettazione del prossimo (tanto decantate da una certa cultura americana) vengono calpestate dalle più depravate nefandezze. E' singolare che alla fine solo il cane, anch'esso tracciato sul pavimento, si salverà dalla spietata crudeltà del genere umano.
Da non perdere i titoli di coda, che con una sequenza di fotografie dell'epoca accompagnata da young americans di david bowie, rendono questo film, se non un capolavoro, qualcosa che si avvicina parecchio.












domenica, novembre 16, 2003

Non deve essere facile recitare di fronte a un pubblico.
A maggior ragione se il pubblico è composto da amici e conoscenti abituati a frequentarti nella vita di tutti i giorni.
Io sono tra il pubblico. Sotto i riflettori due mie amiche.
Quest'ultime (che per mia scelta evito di chiamare per nome) insieme ad altri ragazzi, partecipano da qualche tempo a un laboratorio di teatro per aspiranti (non) attori.
La rappresentazione teatrale avviene in uno scarno seminterrato adattato per l'occasione.
Testi di Benni, Gaber, Kundera e altri ancora.
Uno xilofono apre lo spettacolo e, a tratti, continuerà per tutto il tempo.
La prima delle due ragazze sembra posseduta. Le movenze, il timbro di voce. Tutto è alterato.
Se non la conoscessi direi che mi trovo di fronte a un altra persona. Davvero brava e convincente.
La seconda (ma solo in ordine di comparsa) recita invece con una tale disinvoltura e spontaneità che pare non abbia mai fatto fatto altro.
Ora, non so se la capacità di un attore sia quella di dare la sensazione di recitare seguendo tempi e giuste intonazioni, oppure se la recitazione venga fatta trapelare agli occhi del pubblico come un qualcosa di non artificioso. Resta il fatto che ognuno, a modo suo, interpetra il proprio monologo con bravura e passione.
Spassoso ed esilerante il duetto necrologico.
Complimenti davvero.














sabato, novembre 15, 2003

Ho ritirato l'ortopanoramica.
Il mio dente del supplizio è sempre lì. Immortalato in tutta la sua perversa bellezza (mi viene da piangere).
Come si può facilmente intuire ho un dente del giudizio che fa l'alternativo ed è venuto fuori orizzontalmente, il bastardo.
Ma crescere come i tuoi compagni ti faceva tanto schifo?!
Perchè è toccato proprio a me che svengo solo alla parola dentista (non nominiamo neanche operazione chirurgica odontoiatrica).
Vabbe, per esorcizzare l'ansia, ecco che dall'ortopanoramica ho tirato fuori questa bella goticata dal sapora vagamente coatto.
Lo so, le brutte abitudini sono dure a morire.










giovedì, novembre 13, 2003

Li vojo-li vojo-li vojo-li vojo.
Sono i tragici giocattoli timburtoniani usciti da morte malinconica del bambino ostrica (einaudi).
LI VOJO TUTTI PER ME!!
Vabbe, se non tutti, almeno UNO.
Certo che dovendo sceglierne solo uno la faccenda si fa complicata.
StaringGirl? Oppure Roy the ToxicBoy, anche il caro bivalve omonimo non sfigurerebbe, ma allora perche privarsi di MummyBoy, BrieBoy e Jimmy PenguinBoy. Stai a vedere se alla fine non mi porterei a casa la deliziosa JunkGirl.
Per non parlare di quelli che non sono raffigurati qua sotto: The Girl with Many Eyes, RobotBoy, VoodooGirl e il mitico StainBoy
Uffa, questa indecisione mi sta dilaniando.
Natale è vicino. Io mi sono comportato bene.
Ora vi è tutto chiaro??!
Scherzo, per altro escludo che siano distribuiti in italia.
Magari da profondo rosso di importazione a un europiotta cadauno (groppo alla gola)

Negli stati uniti sono prodotti dalla darkhorse e questo è il link













mercoledì, novembre 12, 2003

E meno male che mi era giunta voce che il terzo capitolo di matrix era un tantinello migliore del secondo.
Certo, lo scontro tra le macchine e i ribelli di zhaion è spettacolare, ma riproporre una versione tecnologica della battaglia delle due torri, può rendere un film interessante agli occhi di spettatori saturi da effetti speciali?
La storia non dice nulla di nuovo, o almeno nulla di quanto non ci si aspettava, e i dialoghi sono così ridicoli che tanto valeva fare di matrix revolution un film muto. Sarei curioso di sapere a quanto ammonta il cachet di monica belucci per la dozzina di lettere pronunciate.
Molto meglio animatrix (film di animazione a episodi sulle vicende matriciane) che a tratti mi ha ricordato una versione nipponica/digitale dell'heavy metal degli anni ottanta.
Basta, questi sbiaditi seguiti rischiano di intaccare quello che consideravo, anzi ancora considero,  il migliore film di fantascienza di questi ultimi anni.
Fortuna che è tutto finito. E' finita, vero?!







domenica, novembre 09, 2003

Orgasmo giallorosso!!!

Ogni volta che vado a vedere Antonio Rezza esco fuori completamente esaltatato.
Quest'uomo è un folle, anzi no è la follia fattasi carne, sangue e sudore.
Ma andiamo con ordine.
L'occasione per ammirare Antonio Rezza si presenta ieri sera.
Al teatro spazio zero di via galvani a Roma, fino al 16 novembre è di scena il suo ultimo spettacolo, Fotofinish.
Insieme a lontra ci accomodiamo all'ultima fila del tendone. Un pò affossati a dir la verità ma centrali.
Rimango subito colpito dalla scenografia di Flavia Maestrella. Si spengono le luci e la testolina di rezza incorniciata dai tendaggi fa capolino.
E' un monologo sotto acido in cui con la mimica che lo contradistingue interpetra più personaggi di se stesso.
Non sta fermo un momento trasformandosi in continuazione.
Il mio flash gli dà fastidio e vengo risparmiato dalla probabile persecuzione solo grazie alla lontananza dal palco.
Tolgo il flash mentre Rezza continua a fotografarsi anche senza macchina fotografica. Gli oggetti vengono plasmati in improbabili ospedali, superattici, torre gemella, uffici manageriali.

Ora è una suora, ora è un malato. E' un cittadino e una bicicletta.
E' il cane che sta a guardia dei suoi beni inesistenti.
Diventa donna, esponendo tutte le sue nudità nascoste. Poi ci ripensa, e in un atto liberatorio ci sbatte l'augello in faccia.
Non sta fermo un attimo. Mi chiedo quale dispendio di energia ci voglia per fare ogni sera uno spettacolo del genere.
Tutto si conclude con il coinvolgimento del pubblico. Ma rispetto le altre volte gli spettatori non subiscono i sbefeggiamenti di Rezza.
Sono coinvolti in una grottesca guerra, prelevati con la forza, portati nel backstage, 'uccisi' e scaraventati sul palco come carne da macello pronti a subire atti di necrofilia. I più fortunati, o sfortunati, vengono denudati e reclutati in uno squadrone della morte. L'unica ad apparire un pò contrariata è una biondina che subisce una dose massiccia di palpeggiamenti.
Alla fine Rezza dopo essersi liberato dell'ultima maschera si mette a nudo veramente parlando dell'uomo dietro gli specchi.
Nulla di tuto questo è mai esistito.
Esiste solo la solitudine di un povero disperato.
Adoro questo disperato.

www.rezzamastrella.it è il sito ufficiale























sabato, novembre 08, 2003

Ovviamente mi sono svegliato tardi mancando l'appuntamento per l'ortopanoramica. *-*


Ritorno a casa.
Felpate comodità
Gli stars of the lid coprono egregiamente la ventola del pc.
Non ho sonno e mantengo ancora quella soffice alterazione alcolica-tossica.
Situazione ideale per un diligente blogger che si ritrova a scrivere il raccontino della serata [pacca sulla spalla commiserativa].
Ok, mi pare ridicolo, ma se non lo faccio ora che ho l'entusiasmo del neofita, quando lo riempio.

Dunque, inizialmente, siamo in quattro.
Qualche mese fa dividevamo il nostro tempo lavorativo, ora, ogni tanto, ci ritroviamo semplicemente a dividire il tempo per stare insieme.
Decidiamo per la pizza. Ne mangiamo di tutti i tipi,
Margherita, capricciosa, bufala e pachino, rucola stracchino e noci, speck e mozzarella. Propongo anche quella con la trippa ma non riscuote molto successo. La nutella? Sono sazio, ma è impossibile tirarsi indietro.
Tra una porzione e l'altra si svolge una piacevole chiaccherata, della serie quello che si fà e ci piacerebbe fare. Come al solito mi viene data la possibilità di lamentarmi della vita.
Le macchine sono lontane, ma la camminata del ritorno risulta una idea più brillante di quanto mi fosse sembrata all'inizio.
Divisi in coppia dobbiamo attraversare la città per raggiungere l'appuntamento. Conduco io perchè conosco la strada ma finisco presto per sbagliare direzione. Mi tocca perdere una quindicina di ipotetici punti-patente trascinando con me anche chi mi segue.
In compenso si guadagna la retta via e alla fine del tragitto vinciamo un accogliente appartamentino arancione.
Stasera è di scena l'orange 50cm2 party. (ok, questa ve la traduco, l'anniversario di nascita del padrone di casa diventa il pretesto per aprire quest'ultima al pubblico).
Dall'ultima volta l'ambiente è più vissuto e intimo.
Molti li conosco altri li ignoro.
Ammiro il quadro minimalista. Devo spostarmi di qualche passo per poterlo cogliere in tutta la sua interezza. Mi ritrovo in bagno.
All'uscita (o era all'entrata) tutti mi chiamano mamma e la cosa mi sconvolge.
Trovo la mamma e contemporaneamente anche lei trova la sua. (si, lo so che il concetto è difficile).
Mi trattengo nel descrivere l'abbigliamento e lo stato alcolico in cui mi si presenta, dopotutto la mamma è sempre la mamma.
Il resto si svolge con estrema rilassatezza.
Viscidi vermoni biteste che trottolina lancia sulle ante degli armadi, topolini che fanno le fusa o si lamentano a secondo di chi li stia maneggiando, bislacchi discorsi inframmentati da bicchieri di vino novello in cui si menziona in un percorso ascenzionale: gabriel gargo > eva grimaldi > renato zero > j.l
. leroy > asia argento > (scarlet) diva (futura) > schicchi > moana pozzi > eva (henger)(robbins) > tracy lords.
Mi rimane il dubbio del titolo di un film che abbiamo visto solo in due e che vede una bambola/feticcio prendere vita e inseguire armata di coltello e con inauidita ferocia la sua vittima in tutto l’appartamento.
Alla fine ritorna anche londra per il ponte dell'immacolata come un qualcosa di già vissuto.
Mi lascio cullare dall'idea e spengo la luce intorno a me.
Domani mi devo svegliare relativamente presto.





























venerdì, novembre 07, 2003

Solitamente il venerdì sera sono distrutto.
Stanco, ma sempre pieno di aspettative.
In questo, felice di potermi scrollare di dosso il grigiore repressivo,
raggiungo i miei hermetici superstiti.





giovedì, novembre 06, 2003

Ecco fatto.
Sono uno dei più di 25.000 blogger sparsi su splinder [from mars].
Per più di una manciata di minuti mi ritengo appagato e pervaso da una strana euforia.
Sicuramente soddisfatto del mio stiloso template.
E ora che tutto è sistemato?
Discesa umorale nel prendere coscenza che mi tocca reimpirlo.
Un diario aperto al pubblico, appunti sparsi, pensieri da condividere?!
Mi scende il goccione di sudore dalla fronte.
IO odio parlare di me stesso.
L'abautatmi del distante sito è sempre stata una pagina nera che presenta il coming soon di un film che non verrà mai girato.
E allora che mi invento?
Non posseggo nessuna abilità letteraria così come non ho nessun ambizione nel possederne una.
Eppure qualcosa ci dovrò pure scrivere qua dentro.
Vabbe, non alieniamoci più di tanto.
Qualcosa mi verrà in mente.

Spengo tutto e vado dal pozzi per la partita.